C’è un nuovo titolo che sta iniziando a far parlare di sé tra gli appassionati di videogiochi horror, e il suo nome è Necrophosis. Un progetto che affonda le radici nell’estetica e nelle sensazioni disturbanti degli anni ’90, ma che lo fa con una veste tecnica moderna e un motore grafico decisamente ambizioso.
Necrophosis punta tutto su un’esperienza horror cupa, psicologica e viscerale, lontana dagli spaventi facili. Le atmosfere sono oppressive, cariche di tensione costante, con ambientazioni decadenti, creature deformi e una narrazione che si lascia scoprire poco alla volta, frammento dopo frammento. Il giocatore non viene guidato per mano, ma abbandonato in un mondo ostile, dove l’orrore è spesso suggerito più che mostrato, in pieno stile old-school.

Il richiamo agli anni ’90 è evidente: inquadrature cinematografiche, ritmo lento, interfaccia minimale e una direzione artistica che strizza l’occhio ai classici survival horror dell’epoca. Tuttavia, non si tratta di un semplice esercizio nostalgico. Il motore grafico utilizzato riesce a valorizzare illuminazione dinamica, texture dettagliate ed effetti visivi moderni, creando un contrasto affascinante tra passato e presente.

Particolarmente impressionante è il lavoro sull’uso delle luci e delle ombre, fondamentali per alimentare l’ansia e la sensazione di vulnerabilità. Ogni ambiente sembra vivo, marcio, pronto a inghiottire il giocatore, mentre il comparto sonoro gioca un ruolo chiave nel rendere l’esperienza ancora più disturbante.
Senza sbilanciarsi troppo sulle piattaforme di destinazione, è chiaro che Necrophosis mira a un pubblico che ama vivere l’horror su grande schermo, con prestazioni fluide e una resa visiva di alto livello, caratteristiche che lasciano intendere un approdo anche su sistemi da salotto di ultima generazione.
Se manterrà le promesse, Necrophosis potrebbe diventare una delle sorprese più interessanti per gli amanti dell’horror: un viaggio oscuro che omaggia il passato, ma con la forza tecnica e artistica del presente.
