Recensione di Ministry Of Broadcast by Francesco Toniolo

Di solito, i protagonisti dei videogiochi sono percepiti come eroi perché, quando sono in difficoltà, fanno la scelta giusta. A meno che non vengano fornite più opzioni al videogiocatore, e alcune di queste siano esplicitamente connotate in senso negativo. Ministry of Broadcast (Ministry of Broadcast Studio, 2020) non fa nessuna delle due cose, ma offre sicuramente diversi spunti di riflessione sulle azioni compiute dal suo protagonista.

 

Il contesto generale è quello di una distopia legata alla sorveglianza, al controllo e alla punizione. Orwell è sicuramente presente come riferimento, ma Ministry of Broadcast lo trasforma in una versione più spettacolarizzata e televisiva: un reality show solo in apparenza innocuo. Molto meno austero dell’orwelliano 1984, ma non per questo meno inquietante. Semplicemente è tutto molto più sottile, indiretto, mediato da battute e situazioni comiche, che generano però risate alquanto amare.

Durante ciascuna delle giornate che scandiscono il videogioco, il protagonista – un individuo caratterizzato dai suoi capelli rossi – si ritrova a compiere delle azioni orribili: sguinzaglia segugi contro le persone, butta in acqua i suoi amici, li spinge contro spuntoni acuminati e molto altro.

Nessuno di loro – bisogna dirlo – muore, il che aiuta a stemperare il mood del gioco, ma questo non rende meno inquietanti i gesti compiuti, che sembrano tutti dei tentativi di omicidio. Il protagonista è mosso da un desiderio superiore, di poter superare le prove di questo reality-prigione per rivedere le persone care, ma – ed è un elemento particolarmente inquietante – non si fa mai troppi problemi sulle azioni che deve compiere per raggiungere il traguardo. Non è crudele, e neppure sadico. Non sembra nemmeno spinto da una qualche filosofia di vita, da un “il fine giustifica i mezzi”, come direbbe Niccolò Machiavelli.

Il protagonista appare semplicemente fatalista: fa così perché così deve essere e non ci sono alternative. Questo è un riferimento implicito alla struttura stessa di Ministry of Broadcast e, in generale, alla struttura stessa dei videogiochi, in cui si concretizzano delle scelte decise da altri. Non mancano peraltro, a conferma di tutto ciò, alcuni momenti di rottura della quarta parete, legati per esempio a certe frasi dell’onnipresente corvo che accompagna il protagonista, e che costituisce una sorta di cinico Grillo Parlante, sempre pronto a dispensare consigli ma anche pesanti giudizi morali (che potrebbero esser rivolti sia al protagonista sia al videogiocatore). Non è certo il primo videogioco che affronta simili tematiche, né quello che scava più in profondità al loro interno, ma l’argomento si lega bene al contesto e all’ambientazione.

A proposito di ambientazione, la pixel art scelta per il videogioco mostra, in pochi tocchi ma con efficacia, i differenti elementi dell’ambientazione. Quest’ultima, tuttavia, rimane poco variegata al suo interno. Si cerca comunque di inserire un minimo di variazioni, in questi ambienti (quasi sempre sotterranei) attraverso inserti storici (statue del passato, bassorilievi…) o onirici, ma il risultato complessivo non cambia molto. Le possibilità a propria disposizione per l’esplorazione dell’ambiente non sono molte e sostanzialmente si limitano al salto, alla corsa e all’interazione con leve e pulsanti. La risposta dell’avatar non è sempre perfetta, soprattutto quando bisogna concatenare azioni differenti (per esempio spingere una cassa e subito dopo salirci sopra) in situazioni concitate, dove un istante può far la differenza fra il successo e la sconfitta.

Si muore molto spesso, ma fortunatamente si ricomincia subito, rendendo molto immediato il trial and error a volte necessario per sperimentare e scoprire la soluzione giusta. Alcuni enigmi, infatti, sono poco immediati e richiedono approcci creativi, non usuali, per essere risolti. Questo è un aspetto generalmente positivo, perché spinge a cercare soluzioni originali a un problema. In qualche caso, però, soprattutto quando si deve ripetere un segmento più ampio di gioco, questa scelta può far nascere un certo fastidio.

Momenti come questi vanno ad allungare artificialmente la durata di una esperienza che rimane comunque piuttosto breve, poiché il videogioco può esser portato a termine in alcune ore. Questo non è un male, comunque, perché già così presenta delle ripetizioni al suo interno, e una lunghezza maggiore avrebbe probabilmente stancato con facilità. Così facendo, invece, riesce a mantenere un buon grado di variazioni interne sul tema, sia sviluppando progressivamente gli enigmi (che diventan di volta in volta più articolati e creativi) sia approfondendo man mano l’elemento distopico e il fatalismo alla base delle azioni del protagonista.

Ministry of Broadcast, in conclusione, è un videogioco capace di mantenere alta l’attenzione e l’interesse del videogiocatore per buona parte del tempo, ma contiene al tempo stesso alcuni momenti che spezzano il suo ritmo, per i controlli non sempre ottimali, per la ripetitività di certe sequenze o per la natura di determinati enigmi. Sbavature su un prodotto che, comunque, merita attenzione, anche solo per la sua mescolanza fra reality show e distopie di sorveglianza militarizzate.

VOTO : 8/10

Ricordiamo che il gioco è stato recentemente pubblicato da NumSkull Games, in versione fisica, dedicando al gioco, anche un edizione Badge Edition, di seguito i link per poter acquistare il prodotto nelle due versioni.

Standard: SCHEDA PRODOTTO

Badge Edition: SCHEDA PRODOTTO

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