Recenzione - Re:Zero − Starting Life in Another World: The Prophecy of the Throne By Francesco Toniolo

Ripartire da un checkpoint e poter cambiare il futuro: questo è un potere che hanno tantissimi personaggi dei videogiochi, anche se non ne sono praticamente mai consapevoli. Un simile potere è anche posseduto da Subaru Natsuki, il protagonista dell’universo crossmediale di Re:Zero − Starting Life in Another World, una serie nata come light novel (scritta da Tappei Nagatsuki e illustrata da Shin'ichirō Ōtsuka) e che ha ottenuto poi numerosi adattamenti ed espansioni. La storia si inserisce nel filone dei cosiddetti isekai, nei quali il protagonista si ritrova in un altro mondo, diverso dal suo, spesso caratterizzato dalla presenza della magia e di creature fantastiche. Anche il giovane Subaru Natsuki subisce lo stesso destino, quando si ritrova trasportato in un altro mondo, nel quale scopre di avere un potere molto particolare: dopo la morte può tornare indietro nel tempo e rinascere a determinati checkpoint, ma non può dire a nessuno di questo suo potere.

Da queste premesse – fortemente legate a quella che è una meccanica di molti videogiochi – era prevedibile che uscissero anche dei videogiochi dedicati a Re: Zero. Ecco allora Re:Zero − Starting Life in Another World: The Prophecy of the Throne, il quale in realtà non è nemmeno il primo videogioco di Re:Zero, ma è il primo a diffondersi al di fuori del Giappone.

Il videogioco non è un sequel, ma un what if. Segue, cioè, uno degli archi narrativi già presenti in Re:Zero, raccontando però una vicenda un po’ differente, in cui compaiono nuovi personaggi e ci sono imprevisti inattesi. Si tratta, in particolare, di una versione alternativa dell’arco narrativo della Royal Selection.

È chiaro, già da questo fatto, che questo prodotto è principalmente pensato per i fan della serie. bisogna infatti aver visto l’anime o aver letto le novels per apprezzarlo appieno. In mancanza di questa conoscenza pregressa l’impatto è abbastanza traumatico. Il videogioco ha comunque il buon gusto di offrire un iniziale riassunto (facoltativo) all’inizio dell’avventura, per avere almeno qualche informazione sui personaggi principali. Inoltre, proseguendo nell’avventura, si ottengono progressivamente ulteriori informazioni sul mondo di Re:Zero. Nonostante ciò, rimane comunque un prodotto primariamente pensato per chi è già fan della serie, e considerando questo fatto, le scelte sono in linea col target primario del videogioco.

Re:Zero − Starting Life in Another World: The Prophecy of the Throne è una visual novel. O meglio: è una visual novel ibridata con qualche elemento di altri generi. Le descrizioni del videogioco citano, infatti, anche una componente tattica, la quale è effettivamente presente, ma solo in determinati momenti. Per la maggior parte del tempo si assiste ai dialoghi fra Subaru e i personaggi intorno a lui. In questi momenti l’interattività è limitata e consiste solo nella scelta di alcune opzioni di dialogo. Ci sono poi altre due fasi di gioco. In una di queste ci si muove all’interno di un ambiente, popolato da versioni chibi dei personaggi, in cui bisogna incontrare persone e recuperare oggetti. L’altra invece è l’effettiva fase tattica, in cui bisogna prendere delle scelte sulla base delle informazioni raccolte in precedenza.

Nonostante questa varietà, i dialoghi restano preponderanti. Il videogioco, nel complesso, è poco interattivo: anche quando si dialoga le opzioni fra cui scegliere non sono molte e risultano poco frequenti. La pianificazione tattica aggiunge un po’ di varietà, ma le scelte sono piuttosto facili e il fallimento (quando si esauriscono le azioni a disposizione o si verificano certi eventi) di solito non è un grosso problema. Ci sono diversi bivi negli eventi, il gioco stesso ne tiene traccia e fornisce indizi su come raggiungerli, per cui per completare tutto al 100% occorre rigiocare alcune sequenze, ma la longevità complessiva non aumenta di molto.

I personaggi, nella semplicità delle loro rappresentazioni bidimensionali, sono caratterizzati molto bene. Il che è piuttosto importante, considerando che per la maggior parte del gioco li si vede in tale foggia, durante i dialoghi. Allo stesso modo è doveroso un plauso al doppiaggio, disponibile sia in inglese sia in giapponese, che accompagna tutti i dialoghi del gioco. Come sopra, in un prodotto che risulta essere in larga parte una visual novel dialogata, questo elemento assume una grande importanza.

In conclusione, Re:Zero − Starting Life in Another World: The Prophecy of the Throne fa il suo dovere come prodotto per il suo target di riferimento, ma per godere effettivamente di questo videogioco bisogna rispettare due requisiti: avere una certa conoscenza pregressa di Re:Zero ed essere bendisposti a seguire una lunghissima sequela di dialoghi, con la consapevolezza che le altre parti del videogioco saranno piuttosto brevi e sporadiche.

VOTO: 7,5  

Francesco Toniolo

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